mercoledì 22 dicembre 2010

Libri e saluti

Questo è l’ultimo post del 2010. Oh, anche Uto Pio ha bisogno di una bella vacanza. Lo so, lo so, vi mancherò moltissimo, brutti minchioni!
“Fatti male” torna il 10 gennaio con nuovissime storie abbastanza belle (quasi bellissime).

Per concludere l’anno, volevo dare una mano a tutti coloro che non hanno ancora finito di comprare i regali e magari sono a corto di idee: perché non regalate un bel libro?
Di seguito vi propongo alcune recensioni. Ce n’è per tutti i gusti.

Raggi di sole, di Serafino Polidori. L’avvincente storia della famiglia Romita in vacanza a Milano Marittima. La prima mattina, arrivati in spiaggia, il dramma: l’ombrellone che papà Filomeno ha portato da casa è bucato! Da qui parte la rocambolesca avventura per evitare che i piccoli Donatello e Giorgio Maria rimangano troppo esposti ai “raggi di sole”.

Robbabbuona! di Romeo Sella. Il drammatico racconto di Porzia e della sua battaglia per sconfiggere la sua dipendenza dalle melanzane ripiene. Una storia pregna di poesia (romantica la frase di Claudio, il ragazzo di Porzia, che in lacrime le grida “mi sono scordato i caciocavalli!”) con finale a sorpresa.

I miei giorni a Ronco Briantino di Regina Quintale. Un libro autobiografico di una donna con una grande forza d’animo. Il racconto di quando la coraggiosa Regina doveva andare in macchina da Macerata ad Ascoli ma, per uno strano caso del destino, si ritrova nella fredda città brianzola. Due settimane senza riuscire a ritrovare la strada per Ascoli con invane richieste d’indicazioni tra gente indifferente.

Indagini alla buona di Demetrio Arese. Un thriller psicologico che terrà tutti con il fiato sospeso per sedici intensissime pagine di paura e mistero. E’ la storia del commissario Officini e delle sue indagini fatte male, molto male, sul misterioso delitto della contessa Boeri Arrotolo.

2085, la terra avanza di Kevin Panfilo. Un libro di fantascienza raccontato con la proverbiale astuzia di Panfilo. E’ la storia della minaccia causata dal robot alieno Super Astro Jonahtan, un cattivissimo robot in grado di trasformarsi in drago, pandoro e polenta. Un robot che ha la capacità di fagocitare interi pianeti. Si mangia uno dopo l’altro tutti i pianeti del sistema solare e alla fine, arrivato alla terra, è troppo sazio e la lascia stare. La terra avanza.

Buona lettura e buone feste!

martedì 21 dicembre 2010

Vi racconto una storia (quinta parte)

Tutti i pomeriggi Giancarmine e Francesco Miniello si davano appuntamento con altri amici in Piazza del Popolo, dove, con il leggendario super tele, davano vita a partite di calcio che duravano dalle tre alle quattro ore.
L’unica regola per cui si riprendeva fedelmente quello che diceva il calcio professionistico era l’obiettivo di fare gol. Per il resto si era scelto di fare delle importantissime modifiche dovute a diversi motivi logistici.
Le due porte erano così stabilite: la prima era delimitata da due paletti delle inferriate che circondavano il delicatissimo cannone della prima guerra mondiale situato al centro della piazza, sotto l’obelisco; la seconda porta, grande almeno il doppio della prima, coincideva con l’ingresso della farmacia di Don Vito Pugliese, detto “Il leone” (termine che nel dialetto locale significa “grosso ceppo di legno”), indipendentemente dal fatto che la farmacia fosse chiusa o aperta. La palla era considerata in fallo laterale quando usciva fuori dalla piazza e andava a finire in strada. Si poteva però fare ricorso, volontariamente o involontariamente, alla carambola: nel caso in cui il pallone, uscendo, avesse colpito un ostacolo (passante, auto parcheggiata o in movimento, passeggino, ecc…) e fosse ritornato in piazza senza toccare l’asfalto, allora si poteva continuare a giocare senza battere la rimessa. La carambola era sempre consentita, non solo per il fallo laterale. Dalle 15:00 alle 17:00 la piazza era sempre gremita di anziani che si godevano le calde ore pomeridiane e i bambini, nelle calde ore pomeridiane, sanno essere molto cattivi. Se la palla veniva sequestrata da un vigile o tagliata da un passante incazzato o presa in prestito da Fox (il cane della signora Lisco), la partita era persa a tavolino dalla squadra del giocatore che aveva toccato per ultimo la palla.
Per quanto riguardava invece i falli, la situazione era la seguente: ad ogni presunta scorrettezza, che poteva essere lamentata tassativamente solo da chi la subiva, si organizzava un vero e proprio processo, della durata massima di un quarto d’ora, completo di avvocato dell’accusa (colui che aveva subito il fallo), avvocato della difesa (colui che aveva fatto il fallo), giuria (composta dagli altri giocatori) e giudice (il padrone del super tele). Se alla fine nessuna delle parti raggiungeva la maggioranza, la decisione sul fallo era incontestabilmente presa dal giudice. Dato che il pallone lo portava sempre Beniamino Scianni, otto anni per ottanta chili, il ragazzino si era procurato un martello di legno e un pezzo di stoffa nera con un buco al centro utilizzato come toga per poter meglio interpretare la parte del giudice. Alcuni pomeriggi non si giocava perché Beniamino doveva vedere Perry Mason.

lunedì 20 dicembre 2010

Vorrei essere come lui!

C’è un uomo che si è guardato tutte le puntate di Mac Gyver. Ma proprio tutte. Non se n’è mai persa una; le guardava con un’attenzione maniacale, studiava i movimenti dell’intrepido protagonista e prendeva appunti. Poi, al termine dell’ultima puntata, è stato immobile per due ore e mezzo e alla fine ha detto: - Hei, io posso fare di meglio, ok? Io posso fare di meglio! -.
Sapete una cosa… aveva ragione!

Stiamo parlando di Mario Palloni, un uomo che non conosce limiti, un uomo che riesce a piegare la natura alle sue esigenze, un uomo per cui la frase “non si può fare” non ha alcun significato.
Come quella volta, quando era nel deserto del Gobi. Non aveva più cibo né acqua. In tasca aveva solo un cavatappi, una corda e un paio di doposci: ha costruito un elicottero ed è volato via traendosi in salvo beffando la sabbia e il caldo.
O come quella volta, quando la sua barca era affondata nel bel mezzo dell’oceano pacifico. Aveva solo due stecchini, una gomma da masticare ed una pietra pomice: li ha trasformati in una barca a motore ed è sfrecciato via fino alle isole Fiji, prendendo per il culo il mare.
O come quella volta, quando era sepolto sotto due metri di neve sul K2. Nel suo zaino c’erano soltanto un ombrello, una forma di grana padano, una pallina da tennis e dodici matite colorate: è riuscito a fabbricare un telefono satellitare ed ha chiamato i soccorsi indicando il punto esatto dove si trovava. Due ore dopo è stato tratto in salvo lasciando la montagna allibita.
O come quell’altra volta, quando era in coda con la sua Alfa Sud sulla Salerno – Reggio Calabria. Nel cruscotto aveva una bottiglia di amaro Lucano, ventidue multe, un calzino di cashmere e tre pomodori pachino: ha costruito, sotto gli occhi attoniti degli altri automobilisti, una corsia supplementare per far scorrere meglio il traffico ed è arrivato a Montalto Uffugo, dalla Zia Carmela, con addirittura mezz’ora di anticipo.

Al cospetto di cotanta grandezza, mi viene in mente un solo commento: vorrei essere come lui!

venerdì 17 dicembre 2010

Finalmente ci siamo!

E’ uscito oggi il nuovo cd del più grande cantautore di canzoni d’amore di tutti i tempi: Elias Rapace.
Il titolo dell’album è già tutto un programma: “Amore, cattivi e faccia”.
L’album comprende dodici bellissime canzoni:

  1. Anime affianco
  2. Parla a parole
  3. Ti ho intravista
  4. Mi morsichi il cuore
  5. Comasia è tutto
  6. Materassi a molle
  7. Escimi la poesia
  8. Mo’ dev’essere!
  9. Scordati Johnny che poi vengo io
  10. Non mi scherzare
  11. Tu c’hai la cattiveria forte
  12. Mischiami

Non so voi ma io corro a comprarlo.

Le grandi serate del venerdì

Come ogni venerdì, anche questa sera vi diamo una mano a scoprire feste ed eventi strepitosi.

Alle 20:35, nella iperuranica Campomarino (CB), nella pineta grande dietro al campo sportivo, si terrà l’imperdibile “Festa dei Pini”. Infatti i tre amici da sempre, Pino Rotunno, Pino Pelo e Pino Jamessi, festeggeranno, ancora una volta insieme, il loro compleanno. Una grande festa all’insegna del puro divertimento tra briscole, zucchine alla poverella e quadriglie. E come ogni anno non poteva mancare il maxi-concerto del duo canoro che più e più volte ha fatto sognare tutta Campomarino: Splendid Mario & Antonietta Fashion.

Alle 18:15, nella pirotecnica Ripatransone (AP), nel salone dell’oratorio della parrocchia di San Carmelo, si terrà un gran festone dal titolo: “Don Erminio si improvvisa DJ”. Infatti Don Erminio Fiamma, parroco di San Carmelo, metterà sui piatti tutti i successi di Memo Remigi e di Lando Fiorini remixati da lui stesso. Anche Filomeno Platessa, il sacrestano, ha voluto dare il suo contributo e questa sera farà il barman proponendo cocktail originali di sua invenzione come lo spuma sunrise o lo zabaione bum bum. Il parroco ha promesso: - Se sono in vena questa sera tiriamo fino alle dieci, dieci e un quarto! - .

Alle 19:50, nella fiammante Azzano Decimo (PN), Selvaggia Manè e Pier Ernesto Brodin, invitano tutti a casa loro, in Via Patrasso 16, per vedere il filmino del matrimonio. Quasi quattro ore (ma hanno promesso che voleranno!) per raccontare, in video, una bellissima storia d’amore. Gli sposini chiedevano se qualcuno poteva passare al posto loro a prendere i rustici dal cinese di Via Morandi perché Pier Ernesto alle 18 va dal callista e non crede di riuscire a fare in tempo, mentre Selvaggia ha paura di uscire con questo freddo dato che ha già un po’ di diarrea.

Alle 21:30, nella volitiva Salaparuta (TP), Cino Laganella, Renatino Parrei, Franco Summavi e Rosario Ciufollo si incontrano al parcheggio della stazione per raccontarsi tutte le barzellette di Pierino che hanno imparato a memoria. Se qualcuno sa quella di “Pierino e la lambretta” è pregato di chiamare entro le 14:30 Renatino così ha il tempo di impararsela perché la vuole assolutamente raccontare lui.

giovedì 16 dicembre 2010

L'angolo della cultura

Oggi parliamo del pittore Galeazzo Polocchio, soprannominato dai critici “la mano di Dio”.
Polocchio nasce a Pontecagnano Faiano (SA) il 6 maggio del 1920. Abile arrotino dal 1950 al 1990, anno in cui, stanco e provato, decide di appendere gli attrezzi del mestiere al chiodo per dedicarsi ai suoi otto nipoti: Odoacre, Amilcare, Ruanda, Vitaliano, Temistocle, Isotta, Venceslao e Gigi.
Ed è proprio stando con loro che inizia a nascere dentro di lui una prepotente voglia di dipingere. In seguito l’artista dichiarerà: - I piccoli mi hanno imparato a come è bello pitturare! -.
A partire dal 2001, dalla mano di Polocchio nascono delle vere e proprie “trasfigurazioni di poesie divine” (come dirà il critico Louis Fanfani).

Vi mostriamo di seguito alcune delle sue opere che meglio rappresentano la sua immensa musicalità d’immagine:

Cammino di San Flavio su tramonto rosso fuoco (2001, olio su tela)





Riposo di Santa Marcella sotto un salice (2003, olio su tela)





Rappresentazione del sogno di Sant’Enrico sotto un cielo stellato (2004-06, olio su tela)





Crocifissione di San Pietro (2005, olio su tela)





Caduta di Lucifero agli inferi (2006-09, olio su tela)

mercoledì 15 dicembre 2010

Quello che salta la fila

Oggi vi voglio parlare di “quello che salta la fila”.
Quello che salta la fila” è colui che, in qualsiasi luogo, sia pubblico sia privato, ha sviluppato svariate e spudorate tecniche atte a risolvere sbrigativamente le sue faccende giornaliere. Molte possono essere le cause che portano un uomo a comportarsi in questo modo ignobile. Ad esempio, questa persona potrebbe essere affetta da una forma acutissima di agorafobia, oppure, se è un “quello che salta la fila” temporaneo, il suo comportamento può essere dettato dal fatto che gli scappa la cacca; la maggior parte delle volte però, il suo comportamento è la ovvia conseguenza dell’essere una grandissima testa di cazzo.

Le tecniche utilizzate da “quello che salta la fila” sono sempre molto subdole e ingegnose.

Tecnica dell’”amico”
Se “quello che salta la fila” si accorge che in fila c’è una persona che conosce, anche solo di vista, anche se l’ultima volta che l’ha vista era il capodanno del ’96, gli si avvicina con un’espressione alla Totò Schillaci e dice – Carissimo! Come stai? – per poi iniziare una conversazione inutile che durerà fino a quando non arriverà il turno dell’“amico”. Dopodichè, con scandalosa e arrogante rapidità, non appena l’“amico” avrà terminato, scipperà il turno al cliente successivo senza che nessuno abbia nemmeno il tempo di mandarlo a ‘fanculo.

Tecnica del treno che sta per partire
In stazione, “quello che salta la fila”, sfrutta le sue meschine capacità per muovere gli altri a compassione. Simulando una disperazione che ricorda Mario Merola in “O’ Zappatore”, inizia ad implorare la gente dicendo: – Per favore! Ho il treno che mi parte tra due minuti! Mi fate passare avanti?! -. A questo punto, dato che nessuno vuole avere sulla coscienza un povero stronzo che perde il treno, “quello che salta la fila” arriva allo sportello e chiede – mi scusi, per poter arrivare ad Avignone domani entro le 19:20, mi consiglia la coincidenza che passa da Casalpusterlengo alle 14:35, o di partire direttamente da Poggibonsi alle 10:15? -.
Ci sono alcuni “quello che salta la fila” più sfacciati che utilizzano la tecnica del treno che sta per partire anche al supermercato e alle poste.

Tecnica della flatulenza importante
A volte “quello che salta la fila” fa colazione apposta con due piatti di fagioli borlotti. Si reca poi a fare una qualche fila e, al momento opportuno, quando l’estro di questo inguaribile burlone è carico, si scatena l’inferno. C’è qualcuno che all’inizio prova a resistere all’olezzo terrificante ma poi quasi tutti abbandonano e “quello che salta la fila” ha la strada spianata verso la meta.

Tecnica “ho solo questo”
Questa è una delle tecniche preferite dai “quello che salta la fila”. Arrivati alla fila per la cassa al supermercato, fanno vedere a tutti con ampio gesto delle mani, come ad innalzare la coppa campioni, che hanno soltanto una bottiglia d’acqua o un dentifricio o qualcos’altro dicendo: - Ho solo questo. Mi fate passare, per cortesia? -.
Di solito “quello che salta la fila” si reca almeno quindici volte al supermercato nella stessa giornata per poter fare una spesa completa.

Concludendo, “quello che salta la fila” è brutto. Molto brutto.

martedì 14 dicembre 2010

Vi racconto una storia (quarta parte)

La scuola elementare era stata costruita forse anche prima dell’avvento di Calella e anche in questo caso proliferavano dicerie e leggende. Qualcuno ad esempio si era spinto addirittura ad affermare che la scuola era stata benedetta direttamente da papa Gregorio VII.
Comunque la struttura era bella solida e tutte le classi avevano una cartina dell’Italia, qualcuna con l’Istria ancora annessa, e una foto del presidente della repubblica Sandro Pertini, qualcuna ancora con Giovanni Leone.
Oltre al maestro Calella c’erano altri maestri degni di nota. C’era Peppinella Ostuni, che tutti i giorni intimava agli alunni che, se avessero fatto chiasso, all’intervallo avrebbe sequestrato tutte le merendine: anche lo starnuto o il colpo di tosse erano considerati chiasso. Poi c’era Cateno Melchiorre, forse il più bravo e preparato della scuola, se non fosse per il fatto che ad ogni consonante emessa corrispondeva uno sputo poderoso, sia per quantità di saliva sia per gittata e superficie colpita. I suoi alunni delle terze file erano sempre sul “chi va là”; gli sfortunati delle seconde file avevano tutti delle cartelle enormi che mettevano sul banco in modo da “parare” il maggior numero di colpi; gli sfortunatissimi e rassegnati delle prime file erano semplicemente muniti di asciugamani. Le uniche contente delle performance olimpiche di Melchiorre erano le donne delle pulizie che nelle sue classi dovevano fare metà del lavoro.

A parte la sua proverbiale ruvidità, il maestro Calella era bravo. Quando il papà chiedeva a Giancarmine:

- Allora, com’è il maestro?
Lui, sorridendo rispondeva:

- Mi piace quando racconta le storie.
E di storie Calella ne raccontava tante.

lunedì 13 dicembre 2010

La storia di Leopoldo e Caterina

Una mattina d’estate in una spiaggia del litorale adriatico.

Leopoldo – Oh, non veggo qual sia luogo più adatto di codesta spiaggia a poter mirar lo tramonto del nostro caro astro. Come il sol cala al di là dell’orizzonte inciso romanticamente dall’azzurro mar, così cresce la brama mia a poter baciar il tuo labbro. Mio tenero stambecco del Cervino, puote il mio viso avvicinarsi al tuo per donarti un bacio appassionato?

Caterina – Sabbia!

Leopoldo – Oh, solo ora apprendo che della malvagia sabbia infilossi nello costume tuo. E dimmi, mio vaso di violette odorose, in dove, di preciso, la suddetta polvere ignobile osò penetrar nella tua intimità?

Caterina – Culo!

Leopoldo – Oh, sacrilegio! Rechiamoci tosto alle docce. Affinchè tu, mia aquila reale del Kansas, possa ripulir appieno le tue beltà con dell’acqua fresca.

Caterina – Calda!

Oroscopo della settimana

Ariete: …Calmi! …Calmi!

Toro: Inconsistente nel primo tempo; nel secondo, qualche buona azione sulla fascia sinistra ma tanta, tanta imprecisione.

Gemelli: So’ cazzi vostri!

Cancro: La otto in buca centrale.

Leone: Vedi capricorno.

Vergine: Si si, certo, come no!

Bilancia: Piogge a tratti con schiarite pomeridiane lungo la dorsale appennina.

Scorpione: E che ve lo dico a fare!

Sagittario: Se fate il soffritto con olio e vino bianco, occhio al prezzemolo; una sfiammata e via!

Capricorno: Vedi leone.

Acquario: Venere trova spazio nella costellazione del Cigno e ad Orione, in congiunzione con Cassiopea, gli viene un po’ da vomitare.

Pesci: Io non lo volevo far notare… però pure voi. Eddai!

venerdì 10 dicembre 2010

Le grandi serate del venerdì

Segnaliamo alcuni eventi all'insegna del divertimento sfrenato.

Alle 15:50, nella imperitura Osimo (AN), si terrà la "corsa delle tartarughe ninja anziane". Tutti coloro che hanno raggiunto i settant'anni di età possono partecipare; l'unica tassativa regola è di vestirsi da uno dei quattro intramontabili paladini della giustizia. Una corsa senza esclusione di colpi che partirà da piazza Visconti e arriverà davanti alla macelleria di via Scarponi. In realtà l'arrivo era previsto al piazzale della chiesa di San Gerolamo ma il titolare della macelleria di via Scarponi, Saverio Alibrandi, voleva assolutamente vedere il fratello Remo con il suo vestito di Raffaello e quindi ha chiesto che la corsa arrivasse davanti alla macelleria.

Alle 20:10, nella mai doma Biandrate (NO), ci sarà l'inaugurazione del nuovo esercizio commerciale di Orso Maria Marini, "il calzolaio che non sbalgia". Il locale è un po' piccolo ma se ci si stringe non dovrebbero esserci grossi problemi. Saranno offerte noci e nocciole da aprire con i tacchi delle proprie scarpe (ad Orso Maria hanno da poco rubato lo schiaccianoci che aveva lasciato nel cruscotto della sua lancia thema, quindi non fategli pesare questa cosa) e acqua naturale o frizzante.

Alle 21:25, nella Montescaglioso (MT) dai mille volti, si terrà la "sagra della pasta al burro". Potrete assaggiare diversi tipi di pasta accompagnati con dell'ottimo burro; se sulla pasta ci volete anche il formaggio dovete chiamare, almeno con quattro ore di anticipo, la proloco di Montescaglioso (chiedete di Don Gigi). Se ci andate, non perdetevi assolutamente alle 22:30 il concerto di Billy Panzacollo & Fefè brothers.

Alle 22:04, nella infinita Olgiate Olona (VA), Sergio Ruffinatti ha detto che mette fuori dal suo garage di Via Radamello la moto che ha comprato ieri per farla vedere a tutti: oh, è veramente bella! Andateci!

giovedì 9 dicembre 2010

L'angolo della cultura

Oggi parliamo del poliedrico attore Gionatan De Fonseca. Artista puro; quando si parla di gente di un certo spessore come lui, non si hanno abbastanza aggettivi per definirne la grandezza: semplicemente sublime!
All'attivo ha qualcosa come 375 film. Ovviamente non possiamo annoverarli tutti, quindi elencheremo quelli che riteniamo essere i più importanti e significativi della sua immensa filmografia.

In "Un abruzzese a Monaco" (regia di Stefanino Malocore) con Palmo Veneziani, era il guidatore dell'alfa sud che alla frontiera tra Austria e Germania chiede al poliziotto "Scusi, per Taranto?": indimenticabile!
In "La polizia arranca" (regia di Martino Sporchia) con Mimmo Mimmartino e Rosa Muscatoni, era il quinto infermiere, quello che cade davanti all'ascensore del policlinico e grida "cazzo! il ginocchio!: poetico!
In "Il mare fuori" (regia di Paolo Contadini) con Beppe Denza, John Rupia e Attilia Spagnoli è il pescatore che dopo 27 secondi dall'inizio del film viene attaccato da un tonno e annega senza avere il tempo di gridare aiuto: intenso!
In "Dopodomani viene Zio Renzo" (regia di Maria Semenza) con Patrizia Ettolongo, è il cameriere che dice alla protagonista "il cappone alla brindisina è finito": commovente!
In "Giorni paurosi" (regia di Biagione Nanantonio) con Luigi Stornecchia è lo scippatore con la vespa (ha il casco ma le movenze sono inconfondibili) che viene ucciso per errore da un passante con una 47 magnum: stratosferico!

Le parole sono importanti

L'espressione così così

Oggi parliamo di una espressione che sicuramente ha coniato uno che non aveva tanta voglia di parlare. Sì sì, sicuro! Un giorno questo quì si è svegliato e ha pensato "ma che bellissima giornata, vabbè piove, ma l'ombrello mi proteggerà adeguatamente". Poi, scendendo le scale, è inciampato e ha ruzzolato per 23 gradini. Ha preso un caffè al bar ma, distratto dalla caduta occorsagli poc'anzi, non ha soffiato sul caffè rovente e si è scottato la lingua. Nell'autobus pieno pieno una signora molto elegante con un bellissimo rossetto color ciliegia ha fatto uno scoreggione mentre gli sorrideva. Arrivato al lavoro un collega gli ha chiesto "come va?" e lui, non avendo per niente voglia di raccontargli quello che gli era accaduto, ha detto la prima cosa (ma proprio la primissima) che gli è venuta in mente e ha risposto: "così così".
In francese esiste una risposta simile, altrettanto insignificante, che però un po' si salva perchè almeno fa rima con la domanda ("comment ça va? - comme ci comme ça"); è più musicale!
Allora, quando la giornata non è delle migliori, non abbiamo tanta voglia di parlare e qualcuno ci chiede "come va?", non aggrappiamoci a parole senza senso; basta prendere un pochino di coraggio e rispondere "fatti i cazzi tuoi!"

martedì 7 dicembre 2010

Vi racconto una storia (terza parte)

Il piccolo Giancarmine cresceva in salute e nel 1981 iniziò a frequentare la scuola elementare. Il suo maestro, Mario Calella, era vecchissimo; si diceva che né i suoi colleghi né il direttore della scuola sapessero collocare in maniera precisa la data in cui Calella aveva iniziato ad insegnare. Nessuno aveva mai avuto il coraggio di chiederglielo. La signora Maria Pia Sabatelli giurava che sua madre lo aveva avuto come maestro dal 1908 al 1913. Girava voce che avesse addirittura inviato una lettera al presidente Saragat chiedendo la “cattedra a vita”.
La mattina del suo primo giorno di scuola, Giancarmine era terrorizzato. Così, nella Fiat 128 beigè del papà che lo accompagnava, restava in silenzio e, a stento, tratteneva le lacrime:

- Guarda che Calella è un bravo maestro, l’ho avuto anch’io! E’ normale avere un po’ di paura. Ce l’avranno pure i tuoi compagni! -

Giancarmine non parlava. Lo sguardo era fisso sulla calamita di Sant’Antonio da Padova posta sul cruscotto. Non era la paura del maestro o di non essere abbastanza bravo; aveva il terrore di dover conoscere così tanti bambini in una sola volta. Quella fu la sua prima esperienza di ansia da prestazione. Ne seguirono molte altre.
Entrato in classe, in ritardo a causa degli ottantadue “stop and go” della 128, si rese conto che i nuovi compagni di classe erano già tutti seduti, quindi non potè scegliere il posto. Allora il maestro Calella, con infinita premura, gli disse:

- Cominciamo bene! A chi appartieni (termine pugliese per chiedere le generalità)? -
- Sono il figlio di Annibale Ferulli. -
- Ah, tu sei Giancarmine! Quello che a tre anni ha mandato a “fare in culo” la Suora! Siediti là, vicino a quello con gli occhiali bianchi.
-

In seconda fila, vicino alla finestra, c’era un posto vuoto accanto ad un bambino con degli occhiali bianchi dalla circonferenza spregiudicata e un grembiule sulla cui lunghezza delle maniche era stato fatto un imbarazzante errore per eccesso:

- Piacere. Sono il figlio del fu’ Sebastiano Miniello e di Comasia Pastore sposata in seconde nozze con Marino Sgobba. Mi chiamo Francesco Miniello, nato di parto cesareo. -

Giancarmine aveva appena conosciuto colui che sarebbe diventato il suo migliore amico per i prossimi quindici anni.

lunedì 6 dicembre 2010

Le dieci cose assolutamente da non fare il lunedì mattina

1) Fare colazione con peperoni ripieni, marmellata di melanzane e latte di cavalla molisana.

2) Svegliarsi sulle note di "gente come noi" di Ivana Spagna.

3) Andare al lavoro in macchina se si possiede una Fiat Ritmo marrone chiaro chiaro.

4) Se prendete l’autobus e avete bisogno di sapere a che fermata scendere, chiedere informazioni ad una signora con la pettinatura "a scoiattolo"

5) Scoreggiare in un ascensore pieno di gente e poi dire "Mi sa che qualcuno qui si è cagato addosso!".

6) Parlare di politica con un settantenne di Ponteranica (BG) che sta leggendo La Padania.

7) Comprare Il Manifesto dal giornalaio Benito Scarpa detto “Il Duce”.

8) Prendere il caffè al Bar Orzobimbo.

9) Fermarsi a parlare con uno che la sera prima ha mangiato la bagna cauda.

10) Dare 5 centesimi al parcheggiatore abusivo e poi dirlgi "tenga il resto"

... buona giornata.

venerdì 3 dicembre 2010

Le grandi serate del venerdì

Oggi segnaliamo i seguenti imperdibili eventi:

Alle 19:15 nella conturbante Lagonegro (PZ) si terrà, presso il tendone dell’oratorio della parrocchia di Sant’Anselmo, la “Tombolata di Zia Ninetta”. Ancora una volta la sempre giovane Ninetta Scarati (93 anni), darà i numeri della tombola abbinandoli ad un piatto culinario della tradizione lucana. Direttamente ai tavoli serviranno pane di ieri con pomodorini della campagna di Bastianone Ceppolazzi e fiumi e fiumi di cedrata a temperatura ambiente. Se venite in macchina, Palmira e Comasia Giannicchione chiedono se possono avere un passaggio perché non ce la fanno a fare la salita di via Monte Fusco.

Alle 20:00 nella indomabile Ladispoli (Roma) il concerto di Perry Sasanelli darà il la alla nona edizione della “sagra dell’acqua molto frizzante”. Con soli 25 € potrete degustare più di 280 tipi diversi di acque molto frizzanti tra le quali la “Peperonacqua”, la “Perrietti” e la “Gaudianellona”. A seguire, a partire dalle 22:30 l’imperdibile “gara dei rutti in faccia da molto vicino”.

Alle 21:00 nella vulcanica Villa Castelli (BR) al ristorante “La melanzana ripiena” di Eustachio Condorelli, la famiglia Postulani festeggia i 10 anni del piccolo Pier Fedele. Al piano bar ci sarà l’usignolo “Madame Gina”. Se ci andate, dite che siete i nipoti di Zio Totò dall’Argentina.

Alle 22:20 nella gioviale Villa D’Almè (BG) Cusmano Radaelli e i suoi amici partono da vicino al tabacchino ad angolo tra Via Nizza e Via Don Giussani con destinazione il “Laterificio Parrinetti”: si scavalcano i cancelli e ci si spacca a vicenda i lastroni di marmo sulle reni. Una sola parola:cool!

giovedì 2 dicembre 2010

L'angolo della cultura

Oggi vi proponiamo un’intervista a Catone Roverasio, poeta ermetico che compone le sue poesie con il nuovo e particolare metodo, da lui brevettato, della scrittura a caso.

Prima di tutto buongiorno. Inizierei dalla domanda più ovvia: cos’è per lei l’ispirazione?

Quando si guardano le barche a motore non si ha mai la percezione della montagna umida. Da ciò segue che la stimolazione delle scaloppine non può improvvisarsi madre.

Quando ha iniziato a scrivere poesie?

Guardi, la mancanza di sottostrato è la conseguenza imperscrutabile del calcio balilla: dopo una freccia devi assolutamente raccogliere le castagne.

Qual è il suo componimento preferito?

E’ molto bello quello che mi chiede; infatti, nonostante i tacchini, sono sempre stato molto pettinato.

Come descriverebbe l’Italia in questo momento storico?

Ah, ah (…risata), questa poi! Non vorrei essere frainteso ma la Cecoslovacchia non confina con la Grecia, quindi tutto quello che posso dire è che mangerei una saponetta all’aglio in un vicolo cieco di Novara.

Se si dovesse definire con un aggettivo, quale userebbe?

… (si commuove). Eh… purtroppo sono molto amareggiato dal comportamento dei gabbiani. I leccesi non guidano più i camion e la spatola sta tramontando.

Se dovesse dare un consiglio a tutti i giovani che scrivono poesie, cosa direbbe?

Non mangiatevi mai le unghie dei piedi.

Grazie della chiacchierata e arrivederci.

Buona Pasqua.

mercoledì 1 dicembre 2010

La storia di Leopoldo e Caterina

Una mattina di un gelido inverno:

Leopoldo - Oh! Dei del cielo io ringraziovvi poiché anco questa mattina i miei occhi possono mirar un angelo sceso in terra. Un angelo di sì fatta beltade che riposa le membra qui, disteso al mio fianco. Dolce amor mio, io vo’ a preparar la colazione. Cosa desideri?

Caterina – Latte!

Leopoldo – Oh! Latte! Candido quasi come la tua sinuosa pelle! Solo il ciel sa quanto t’amo. E tu, mia rugiada cristallina, m’ami?

Caterina – Latte!

Leopoldo – Oh! Perdonami! Tu sei nel giusto e vuoi tosto la colazione. Vado a prepararti del buon latte.

Caterina – Caldo!

martedì 30 novembre 2010

Vi racconto una storia (seconda parte)

Giancarmine non iniziò a parlare molto presto. A parte i soliti “mamma” e “papà”, solo a tre anni il piccolo ebbe la necessità di esprimere le sue emozioni con la parola dedicando a Suor Marisa, la maestra dell’asilo, un semplice ed affettuoso “vaffanculo”. Dopodiché non smise mai più di esternare di tanto in tanto lo stesso sentimento al prossimo.
L’asilo delle suore di Alberobello non era male. La cosa però che più entusiasmava i bambini, compreso Giancarmine, era l’andare all’asilo con il “pulmino”; non tanto per il pulmino quanto per l’autista: Franchino. Franchino era un interista sfegatato e sia nel viaggio da casa all’asilo sia dall’asilo a casa, raccontava le gesta della “grande inter” e di come prestissimo sarebbero ritornati ad essere la squadra più forte del mondo. Durante il viaggio c’erano cori da stadio che non avevano nulla da invidiare alle migliori performance degli ultrà napoletani. In pratica per più di trent’anni, quelli di servizio di Franchino, Alberobello ha sfornato generazioni di interisti che fino a quattro o cinque anni fa' avrebbero voluto denunciare Franchino per danni morali.

lunedì 29 novembre 2010

Non è colpa nostra

E’ scientificamente provato che l’uomo non ha il gene della centratura del cesso.
E’ stato inoltre provato che, aumentando anche di molto le dimensioni del water, non se ne esce: ci sarà sempre una discreta percentuale di zampilli anomali che riescono a prendere una via di fuga verso il suolo. Forse il tutto deriva dall’istinto innato di marcare il territorio, oppure dalla volontà inconscia di sovvertire le regole; comunque, qualsiasi sia la causa, siamo completamente scagionati: non è colpa nostra!

Pensieri mattutini

Il lunedì è un grandissimo pezzo di merda!

venerdì 26 novembre 2010

Le grandi serate del venerdì

Di seguito segnaliamo alcuni eventi assolutamente da non perdere se vi trovate in zona:

Alle 22:00, nella ancestrale Muggiò (MB) al “Bar Monza” si terrà il “Time for cotoletta & braulio” con concerto dal vivo di Ines Fantasy e la sua band. Unica raccomandazione di Yari Musescu, il titolare del bar, è di portarsi da casa i bicchieri per l’amaro perché lui non ne ha tantissimi.

Alle 18:15, tra le vie del centro della passionale Nichelino (TO), si terrà la settima edizione del “Lancio del Martello”. Infatti anche quest’anno l’assessore alla cultura di Nichelino, Antonio Martello, ha dato la sua disponibilità ad essere lanciato dai componenti delle diverse squadre che parteciperanno alla competizione. Chiunque può iscriversi; la quota di iscrizione è di 10 euro che serviranno a pagare le spese mediche all’assessore Martello.

Alle 20:00, presso lo stadio comunale della roboante Francavilla Fontana (BR), si terrà il “Ricotta forte party”. 200 metri di pane verranno spalmati con 120 Kg di buonissima ricotta piccante; il pane e ricotta sarà poi distribuito a tutti. Ad aprire la festa sarà la “Lacatena & Cazzolla Jazz orchestra”.

Alle 21:05, nella sempre sveglia Luino (VA), Michele Felletti e i suoi amici si incontrano davanti al bancomat di via Mazzini, la destinazione per una pazza, pazza notte di festa la si deciderà in loco; se vi volete unire…

giovedì 25 novembre 2010

L'angolo della cultura

Oggi parliamo dello scrittore Eleuterio Maria Spadoni. Molti di voi lo conosceranno per il suo famosissimo romanzo “Al di là delle fave”.
Possiamo tranquillamente affermare, senza il timore di essere smentiti, che Spadoni è ad oggi l’esponente di spicco della scuola dei Verduristi, fondata nel 1963 dal molisano Elvis Catania.
Eleuterio Maria Spadoni nasce a Tursi (MT) il 18/02/1955. Contadino analfabeta fino all’età di 22 anni, decide nel 1977 di imparare a leggere e scrivere. E’ del 1978 la sua opera prima “Melanzane Cattive”, che riscuote un discreto successo in Basilicata.
Quasi per caso Elvis Catania legge il suo secondo romanzo “Patate!” del 1980, ne rimane estasiato e lo vuole con lui a Termoli alla scuola dei Verduristi. Per i primi tre anni non ottiene grandi risultati; rimangono infatti sconosciuti ai più “L’oscuro passato del carciofo Carter” del 1981 e “Fagiolini e morte” del 1983. Il successo arriva appunto con “Al di là delle fave” del 1984. L’anno successivo viene tradotto in 37 lingue e letto da 12 milioni di persone.
Dopo una lunga pausa di riflessione che dura dal 1985 al 1996 (Spadoni affermerà successivamente di essersi preso del tempo per imparare meglio i congiuntivi), arriva un altro grande successo con “Hanno ragione i peperoni”. Sono inoltre da ricordare “La verza innamorata” del 1998, “Cicorie sospese” del 2001 e “Quello strano cardo di Civitanova Marche” del 2005.

mercoledì 24 novembre 2010

Rubrica "Le parole sono importanti"

La parola

Quando qualcuno risponde ad una vostra domanda, avete tutto il diritto (e penso anche che esista una legge che lo consente) di dare una testata sulle gengive del vostro interlocutore per poi chiedergli “vuoi dire sì? Vuoi dire no? Vuoi dire che quello che ho testè affermato è in parte corretto? Vuoi dire che non hai capito la domanda?”
La parola è la fusione di due risposte di senso opposto. E’ come se, quando vi chiedono come state, voi rispondete mane oppure bele. E’ come se, quando il cameriere vi chiede come volete l’acqua, voi rispondete naturazzante oppure frizzurale. E’ come se, uscendo dal cinema dite “questo film era proprio brullo” oppure “questo film era veramente betto”.
La parola non esiste e non ha senso di esistere.

Vi racconto una storia (prima parte)


Dall’alto del palchetto, fiero come forse mai lo era stato, il microfono stretto con forza nella mano destra, Giancarmine Ferulli era pronto a parlare davanti alla folla:
-          Prima di iniziare, volevo brevemente raccontarvi il come e il perché oggi sono qui…

La Puglia di trentacinque anni fa era tremendamente diversa e sfacciatamente uguale a quella di oggi. A San Martino si beve ancora il vino nuovo e i pranzi della domenica hanno ancora, rigorosamente, un numero minimo di diciotto partecipanti e una durata minima di tre ore e quarantacinque minuti, mentre il termine “spiaggia libera” è diventato una figura retorica.
In quella Puglia diversamente uguale di trentacinque anni fa, nasceva Giancarmine Ferulli. Suo padre Annibale, chiamato dagli amici “il socialista”, aveva un tabacchino di cui andava fierissimo. Diceva che le sue merit erano le più buone in circolazione e in paese era noto per avercela a morte con i paraguayani, anche se non ne aveva mai spiegato il motivo. Sua madre Loredana era un’abile sarta e lavorava in casa; difficilmente la si vedeva in giro per il paese tanto che più volte si era diffusa la voce che fosse molto malata ma queste voci erano sempre smentite da Orazio Panaro, il panettiere, e Luigi Di Menna, titolare dell’alimentari “Il formaggio buono buono”, che affermavano di vederla tutte le mattine intorno alle sei e trenta per fare la spesa.
Ad Alberobello c’erano diversi esercizi commerciali, soprattutto di genere alimentare, in cui la genialità del nome era vista come una necessità per potersi accaparrare il maggior numero di clienti. Ad esempio “Il formaggio buono buono” di Luigi Di Menna  era nato per contrastare l’indiscussa supremazia de “Il formaggio buono” di Giovanni Santacroce detto “il maestro”. In seguito anche Antonio De Felice aveva aperto il suo “Il formaggio buonissimo”.  Accanto al fruttivendolo di Pino Rosso detto “il nero”, che aveva chiamato il suo esercizio “Il paradiso della pesca”, Santino Calò aveva dato lo stesso nome alla sua pescheria. La faccenda diventava estremamente pericolosa con le macellerie: si andava dalla “Boutique della lonza” di Pietro “Batman” Palasciano al “Maiale dei trulli” di Modesto Lasagna detto “Lasagna” o ancora “Voglia di Vacca” di Peppino Annese detto “il puttaniere”.