Giancarmine non iniziò a parlare molto presto. A parte i soliti “mamma” e “papà”, solo a tre anni il piccolo ebbe la necessità di esprimere le sue emozioni con la parola dedicando a Suor Marisa, la maestra dell’asilo, un semplice ed affettuoso “vaffanculo”. Dopodiché non smise mai più di esternare di tanto in tanto lo stesso sentimento al prossimo.
L’asilo delle suore di Alberobello non era male. La cosa però che più entusiasmava i bambini, compreso Giancarmine, era l’andare all’asilo con il “pulmino”; non tanto per il pulmino quanto per l’autista: Franchino. Franchino era un interista sfegatato e sia nel viaggio da casa all’asilo sia dall’asilo a casa, raccontava le gesta della “grande inter” e di come prestissimo sarebbero ritornati ad essere la squadra più forte del mondo. Durante il viaggio c’erano cori da stadio che non avevano nulla da invidiare alle migliori performance degli ultrà napoletani. In pratica per più di trent’anni, quelli di servizio di Franchino, Alberobello ha sfornato generazioni di interisti che fino a quattro o cinque anni fa' avrebbero voluto denunciare Franchino per danni morali.
martedì 30 novembre 2010
lunedì 29 novembre 2010
Non è colpa nostra
E’ scientificamente provato che l’uomo non ha il gene della centratura del cesso.
E’ stato inoltre provato che, aumentando anche di molto le dimensioni del water, non se ne esce: ci sarà sempre una discreta percentuale di zampilli anomali che riescono a prendere una via di fuga verso il suolo. Forse il tutto deriva dall’istinto innato di marcare il territorio, oppure dalla volontà inconscia di sovvertire le regole; comunque, qualsiasi sia la causa, siamo completamente scagionati: non è colpa nostra!
venerdì 26 novembre 2010
Le grandi serate del venerdì
Di seguito segnaliamo alcuni eventi assolutamente da non perdere se vi trovate in zona:
Alle 22:00, nella ancestrale Muggiò (MB) al “Bar Monza” si terrà il “Time for cotoletta & braulio” con concerto dal vivo di Ines Fantasy e la sua band. Unica raccomandazione di Yari Musescu, il titolare del bar, è di portarsi da casa i bicchieri per l’amaro perché lui non ne ha tantissimi.
Alle 18:15, tra le vie del centro della passionale Nichelino (TO), si terrà la settima edizione del “Lancio del Martello”. Infatti anche quest’anno l’assessore alla cultura di Nichelino, Antonio Martello, ha dato la sua disponibilità ad essere lanciato dai componenti delle diverse squadre che parteciperanno alla competizione. Chiunque può iscriversi; la quota di iscrizione è di 10 euro che serviranno a pagare le spese mediche all’assessore Martello.
Alle 20:00, presso lo stadio comunale della roboante Francavilla Fontana (BR), si terrà il “Ricotta forte party”. 200 metri di pane verranno spalmati con 120 Kg di buonissima ricotta piccante; il pane e ricotta sarà poi distribuito a tutti. Ad aprire la festa sarà la “Lacatena & Cazzolla Jazz orchestra”.
Alle 21:05, nella sempre sveglia Luino (VA), Michele Felletti e i suoi amici si incontrano davanti al bancomat di via Mazzini, la destinazione per una pazza, pazza notte di festa la si deciderà in loco; se vi volete unire…
giovedì 25 novembre 2010
L'angolo della cultura
Oggi parliamo dello scrittore Eleuterio Maria Spadoni. Molti di voi lo conosceranno per il suo famosissimo romanzo “Al di là delle fave”.
Possiamo tranquillamente affermare, senza il timore di essere smentiti, che Spadoni è ad oggi l’esponente di spicco della scuola dei Verduristi, fondata nel 1963 dal molisano Elvis Catania.
Eleuterio Maria Spadoni nasce a Tursi (MT) il 18/02/1955. Contadino analfabeta fino all’età di 22 anni, decide nel 1977 di imparare a leggere e scrivere. E’ del 1978 la sua opera prima “Melanzane Cattive”, che riscuote un discreto successo in Basilicata.
Quasi per caso Elvis Catania legge il suo secondo romanzo “Patate!” del 1980, ne rimane estasiato e lo vuole con lui a Termoli alla scuola dei Verduristi. Per i primi tre anni non ottiene grandi risultati; rimangono infatti sconosciuti ai più “L’oscuro passato del carciofo Carter” del 1981 e “Fagiolini e morte” del 1983. Il successo arriva appunto con “Al di là delle fave” del 1984. L’anno successivo viene tradotto in 37 lingue e letto da 12 milioni di persone.
Dopo una lunga pausa di riflessione che dura dal 1985 al 1996 (Spadoni affermerà successivamente di essersi preso del tempo per imparare meglio i congiuntivi), arriva un altro grande successo con “Hanno ragione i peperoni”. Sono inoltre da ricordare “La verza innamorata” del 1998, “Cicorie sospese” del 2001 e “Quello strano cardo di Civitanova Marche” del 2005.
mercoledì 24 novembre 2010
Rubrica "Le parole sono importanti"
La parola nì
Quando qualcuno risponde nì ad una vostra domanda, avete tutto il diritto (e penso anche che esista una legge che lo consente) di dare una testata sulle gengive del vostro interlocutore per poi chiedergli “vuoi dire sì? Vuoi dire no? Vuoi dire che quello che ho testè affermato è in parte corretto? Vuoi dire che non hai capito la domanda?”
La parola nì è la fusione di due risposte di senso opposto. E’ come se, quando vi chiedono come state, voi rispondete mane oppure bele. E’ come se, quando il cameriere vi chiede come volete l’acqua, voi rispondete naturazzante oppure frizzurale. E’ come se, uscendo dal cinema dite “questo film era proprio brullo” oppure “questo film era veramente betto”.
La parola nì non esiste e non ha senso di esistere.
Vi racconto una storia (prima parte)
Dall’alto del palchetto, fiero come forse mai lo era stato, il microfono stretto con forza nella mano destra, Giancarmine Ferulli era pronto a parlare davanti alla folla:
- Prima di iniziare, volevo brevemente raccontarvi il come e il perché oggi sono qui…
La Puglia di trentacinque anni fa era tremendamente diversa e sfacciatamente uguale a quella di oggi. A San Martino si beve ancora il vino nuovo e i pranzi della domenica hanno ancora, rigorosamente, un numero minimo di diciotto partecipanti e una durata minima di tre ore e quarantacinque minuti, mentre il termine “spiaggia libera” è diventato una figura retorica.
In quella Puglia diversamente uguale di trentacinque anni fa, nasceva Giancarmine Ferulli. Suo padre Annibale, chiamato dagli amici “il socialista”, aveva un tabacchino di cui andava fierissimo. Diceva che le sue merit erano le più buone in circolazione e in paese era noto per avercela a morte con i paraguayani, anche se non ne aveva mai spiegato il motivo. Sua madre Loredana era un’abile sarta e lavorava in casa; difficilmente la si vedeva in giro per il paese tanto che più volte si era diffusa la voce che fosse molto malata ma queste voci erano sempre smentite da Orazio Panaro, il panettiere, e Luigi Di Menna, titolare dell’alimentari “Il formaggio buono buono”, che affermavano di vederla tutte le mattine intorno alle sei e trenta per fare la spesa.
Ad Alberobello c’erano diversi esercizi commerciali, soprattutto di genere alimentare, in cui la genialità del nome era vista come una necessità per potersi accaparrare il maggior numero di clienti. Ad esempio “Il formaggio buono buono” di Luigi Di Menna era nato per contrastare l’indiscussa supremazia de “Il formaggio buono” di Giovanni Santacroce detto “il maestro”. In seguito anche Antonio De Felice aveva aperto il suo “Il formaggio buonissimo”. Accanto al fruttivendolo di Pino Rosso detto “il nero”, che aveva chiamato il suo esercizio “Il paradiso della pesca”, Santino Calò aveva dato lo stesso nome alla sua pescheria. La faccenda diventava estremamente pericolosa con le macellerie: si andava dalla “Boutique della lonza” di Pietro “Batman” Palasciano al “Maiale dei trulli” di Modesto Lasagna detto “Lasagna” o ancora “Voglia di Vacca” di Peppino Annese detto “il puttaniere”.
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