Giancarmine non iniziò a parlare molto presto. A parte i soliti “mamma” e “papà”, solo a tre anni il piccolo ebbe la necessità di esprimere le sue emozioni con la parola dedicando a Suor Marisa, la maestra dell’asilo, un semplice ed affettuoso “vaffanculo”. Dopodiché non smise mai più di esternare di tanto in tanto lo stesso sentimento al prossimo.
L’asilo delle suore di Alberobello non era male. La cosa però che più entusiasmava i bambini, compreso Giancarmine, era l’andare all’asilo con il “pulmino”; non tanto per il pulmino quanto per l’autista: Franchino. Franchino era un interista sfegatato e sia nel viaggio da casa all’asilo sia dall’asilo a casa, raccontava le gesta della “grande inter” e di come prestissimo sarebbero ritornati ad essere la squadra più forte del mondo. Durante il viaggio c’erano cori da stadio che non avevano nulla da invidiare alle migliori performance degli ultrà napoletani. In pratica per più di trent’anni, quelli di servizio di Franchino, Alberobello ha sfornato generazioni di interisti che fino a quattro o cinque anni fa' avrebbero voluto denunciare Franchino per danni morali.
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