martedì 21 dicembre 2010

Vi racconto una storia (quinta parte)

Tutti i pomeriggi Giancarmine e Francesco Miniello si davano appuntamento con altri amici in Piazza del Popolo, dove, con il leggendario super tele, davano vita a partite di calcio che duravano dalle tre alle quattro ore.
L’unica regola per cui si riprendeva fedelmente quello che diceva il calcio professionistico era l’obiettivo di fare gol. Per il resto si era scelto di fare delle importantissime modifiche dovute a diversi motivi logistici.
Le due porte erano così stabilite: la prima era delimitata da due paletti delle inferriate che circondavano il delicatissimo cannone della prima guerra mondiale situato al centro della piazza, sotto l’obelisco; la seconda porta, grande almeno il doppio della prima, coincideva con l’ingresso della farmacia di Don Vito Pugliese, detto “Il leone” (termine che nel dialetto locale significa “grosso ceppo di legno”), indipendentemente dal fatto che la farmacia fosse chiusa o aperta. La palla era considerata in fallo laterale quando usciva fuori dalla piazza e andava a finire in strada. Si poteva però fare ricorso, volontariamente o involontariamente, alla carambola: nel caso in cui il pallone, uscendo, avesse colpito un ostacolo (passante, auto parcheggiata o in movimento, passeggino, ecc…) e fosse ritornato in piazza senza toccare l’asfalto, allora si poteva continuare a giocare senza battere la rimessa. La carambola era sempre consentita, non solo per il fallo laterale. Dalle 15:00 alle 17:00 la piazza era sempre gremita di anziani che si godevano le calde ore pomeridiane e i bambini, nelle calde ore pomeridiane, sanno essere molto cattivi. Se la palla veniva sequestrata da un vigile o tagliata da un passante incazzato o presa in prestito da Fox (il cane della signora Lisco), la partita era persa a tavolino dalla squadra del giocatore che aveva toccato per ultimo la palla.
Per quanto riguardava invece i falli, la situazione era la seguente: ad ogni presunta scorrettezza, che poteva essere lamentata tassativamente solo da chi la subiva, si organizzava un vero e proprio processo, della durata massima di un quarto d’ora, completo di avvocato dell’accusa (colui che aveva subito il fallo), avvocato della difesa (colui che aveva fatto il fallo), giuria (composta dagli altri giocatori) e giudice (il padrone del super tele). Se alla fine nessuna delle parti raggiungeva la maggioranza, la decisione sul fallo era incontestabilmente presa dal giudice. Dato che il pallone lo portava sempre Beniamino Scianni, otto anni per ottanta chili, il ragazzino si era procurato un martello di legno e un pezzo di stoffa nera con un buco al centro utilizzato come toga per poter meglio interpretare la parte del giudice. Alcuni pomeriggi non si giocava perché Beniamino doveva vedere Perry Mason.

1 commento:

  1. Ah, la "carambola", quanti ricordi...dopo anni, se non mi sbaglio, Mimmo Calabrese la riutilizzò ad un torneo ben più prestigioso della semplice partitella tra amici, e dopo una "super carambola fortuita" finita in rete, riuscì a dire la famosissima frase: "Era tutto calcolato!"...Dico bene?

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