martedì 7 dicembre 2010

Vi racconto una storia (terza parte)

Il piccolo Giancarmine cresceva in salute e nel 1981 iniziò a frequentare la scuola elementare. Il suo maestro, Mario Calella, era vecchissimo; si diceva che né i suoi colleghi né il direttore della scuola sapessero collocare in maniera precisa la data in cui Calella aveva iniziato ad insegnare. Nessuno aveva mai avuto il coraggio di chiederglielo. La signora Maria Pia Sabatelli giurava che sua madre lo aveva avuto come maestro dal 1908 al 1913. Girava voce che avesse addirittura inviato una lettera al presidente Saragat chiedendo la “cattedra a vita”.
La mattina del suo primo giorno di scuola, Giancarmine era terrorizzato. Così, nella Fiat 128 beigè del papà che lo accompagnava, restava in silenzio e, a stento, tratteneva le lacrime:

- Guarda che Calella è un bravo maestro, l’ho avuto anch’io! E’ normale avere un po’ di paura. Ce l’avranno pure i tuoi compagni! -

Giancarmine non parlava. Lo sguardo era fisso sulla calamita di Sant’Antonio da Padova posta sul cruscotto. Non era la paura del maestro o di non essere abbastanza bravo; aveva il terrore di dover conoscere così tanti bambini in una sola volta. Quella fu la sua prima esperienza di ansia da prestazione. Ne seguirono molte altre.
Entrato in classe, in ritardo a causa degli ottantadue “stop and go” della 128, si rese conto che i nuovi compagni di classe erano già tutti seduti, quindi non potè scegliere il posto. Allora il maestro Calella, con infinita premura, gli disse:

- Cominciamo bene! A chi appartieni (termine pugliese per chiedere le generalità)? -
- Sono il figlio di Annibale Ferulli. -
- Ah, tu sei Giancarmine! Quello che a tre anni ha mandato a “fare in culo” la Suora! Siediti là, vicino a quello con gli occhiali bianchi.
-

In seconda fila, vicino alla finestra, c’era un posto vuoto accanto ad un bambino con degli occhiali bianchi dalla circonferenza spregiudicata e un grembiule sulla cui lunghezza delle maniche era stato fatto un imbarazzante errore per eccesso:

- Piacere. Sono il figlio del fu’ Sebastiano Miniello e di Comasia Pastore sposata in seconde nozze con Marino Sgobba. Mi chiamo Francesco Miniello, nato di parto cesareo. -

Giancarmine aveva appena conosciuto colui che sarebbe diventato il suo migliore amico per i prossimi quindici anni.

Nessun commento:

Posta un commento