martedì 25 gennaio 2011

La storia di Leopoldo e Caterina

In una ventosa serata primaverile

Leopoldo – Oh, Non v’è ora più consona di codesta, il crepuscolo, per unire i nostri corpi nell’atto di amarsi. Mio caro fior di loto giapponese, io vo’ a svestirmi tosto. Dapprima la camicia, poscia scarpe e pantaloni e, ad ultimo, anco i miei mutandoni di lana che la mia amata madre regalommi cinqu’anni or sono. E tu, mia piccola margherita di pascolo argentino, princìpi col levarti le vesti, o il tuo disio è l’attendere ch’abbia prim’io terminato?

Caterina – Vomitare!

Leopoldo – Oh, non m’ero avveduto! Ti mancon salute e forze poiché qualcosa di arcano ti fece male! E dimmi, mio leggiadro vento di Sicilia, chi o cosa osò turbar e rovinar lo magico momento dell’amore facendoti sentir lo stomego pregno di cotanto mal?

Caterina – Cozze!

Leopoldo – Dannati siate voi, mitili senza ritegno! Giacchè turbaste due cuori proprio allo momento di amarsi carnalmente! Torrei voi la vita, se già non lo avesse fatto la mia colombina dell’atlantico! Amor mio, recommi a prepararti dell’acqua intrisa da un generoso ed al contempo salutar succo di limon.

Caterina – Calda!

giovedì 20 gennaio 2011

L'angolo della cultura

Oggi parliamo di teatro. In particolare di Antonello Fragoloni, grande regista teatrale. Fragoloni riesce sempre a portare in scena un angolo di vita vissuta, un angolo della sua vita; infatti ama definire la sua arte "teatro delle proprie esperienze verissime e reali". Fedele alla realtà delle cose, Fragoloni si racconta e ci racconta una realtà che lui stesso ha respirato.

Tante, tantissime sono le sue opere teatrali. Ne ricordiamo alcune, le più importanti, le più vere, le più sentite.

Fragoloni e il sacro Graal (1985); Gheddafi, Spiderman e Fragoloni (1987); Un fantasma cattivo in casa Fragoloni (1990); Il potere di volare di Fragoloni (1991); Fragoloni contro Ercole (1994); Fragoloni su Marte (1996); La traversata a nuoto da Palos alle americhe dell'intrepido Fragoloni (1999); Fragoloni suggerisce ad Einstein (2001); Fragoloni vince il mondiale (2004); Fragoloni e la macchina del tempo (2006); Dietro un grande uomo c'è sempre Fragoloni (2008).

mercoledì 19 gennaio 2011

Vi racconto una storia (settima parte)

A tutti quelli che dicono che il periodo delle medie è stato per loro un periodo fantastico, ho solo una cosa da dire: siete dei fottutissimi farisei!
Nel periodo delle medie non hai più quella simpatica faccia da bambino con la quale eri capace di muovere a tenerezza anche un domatore di tarantole e non hai ancora l’espressione convincente per chiedere al tabaccaio un pacchetto di Camel light. Non puoi più vedere i Barbapapà senza che nessuno ti prenda per il culo e non puoi ancora dire “hei, vedete quella, ieri me la sono fatta!” avendo, non dico la certezza, ma neanche la speranza che qualcuno possa pensare a quell’evento come qualcosa di verosimile.
Giancarmine, ovviamente, non era esente da questo limbo preadolescenziale. Certo, era un po’ più maturo, avendo ormai definitivamente superato il trauma nello scoprire che Babbo Natale in realtà era lo Zio Antonio e avendo rotto in modo risolutivo e senza rancore il fidanzamento con Mimì Ayuara.
Detto questo, non ci sono molte cose da raccontare del periodo delle medie di Giancarmine.
La scuola media, un prefabbricato con pannelli in purissimo amianto, era talmente brutta che non avrebbe invogliato allo studio neanche Vittorio Alfieri.
Il primo vero amore di Giancarmine è stato senza ombra di dubbio Vittoria Pinto, la professoressa di scienze delle medie. Qualsiasi essere di genere maschile era innamorato perso della Pinto. E lei lo sapeva bene. Una quarantenne aitante che andava al lavoro sempre vestita in modo impeccabile e anche un po’ pornografico.
Aveva un metodo infallibile per fare stare buoni i ragazzini. Al minimo cenno di movimenti sospetti, che quasi sempre erano il preludio ad una simulazione di guerriglia urbana, la Pinto si alzava, andava verso la lavagna, prendeva il gesso e iniziava a scrivere qualcosa. Alla seconda o, al massimo, alla terza lettera, lasciava cadere il gesso per terra e nell’elegantissimo gesto di chinarsi a terra per raccoglierlo senza piegare le ginocchia, vale a dire mettendosi a novanta, grazie alla sua onnipresente minigonna non più lunga di un capello del tenente Kojak, causava delle erezioni di massa che costringevano una buona metà della classe a restare seduta per un tempo variabile dai venti ai trenta minuti. In quell’arco di tempo, in classe, regnava un silenzio mistico.

lunedì 17 gennaio 2011

Uomini coraggiosi

Oggi parliamo di un uomo che con il suo coraggio ha salvato molte vite. Stiamo parlando di Dedalo Hoffmann, catanese di padre tedesco. Non esiste niente che Dedalo non possa fare, anche in situazioni al limite dell'impossibile.

2005, volo Milano - Boston
Dedalo era finito su quel boeing 737 per sbaglio. Doveva andare a Catania ma il fato ha voluto che salisse sull'aereo sbagliato. Dopo quattro ore di volo, pilota e co-pilota collassano simultaneamente a causa di un'intossicazione da cozze tarantine crude. Nessun'altro sa pilotare un boeing, neanche Dedalo, che però ha visto ventisette volte l'aereo più pazzo del mondo. Finisce il toscano che stava fumando di nascosto in bagno, si fionda in cabina di pilotaggio, prende in mano la cloche, completa il cruciverba della piccola Carmela che non la smetteva di piangere, prepara delle linguine al nero di seppia per tutti i passeggeri, si taglia le unghie dei piedi e atterra in orario a Boston sgommando in testacoda apposta.

2006, traghetto Civitavecchia - Cagliari
Dopo soli quindici minuti di navigazione, il capitano e i suoi uomini iniziano a litigare perchè nessuno si ricorda a chi tocca dare le carte in una avvincente partita a scopone. Nella foga qualcuno tocca i tasti sbagliati e manda i motori in avaria. Dedalo, che è in bagno a cagare e si concentra leggendo postalmarket, sente puzza di bruciato e, senza chiedere niente a nessuno, serve sei martini a dei tedeschi incazzati, lucida le scarpe ad un altoatesino un po' vigliacco, si mette la pomata sul ginocchio infiammato dalla sera prima, afferra una corda, la lega al timone e si tuffa in mare trascinando da solo a nuoto il traghetto fino a Cagliari. Arrivato lì si accorge di aver dimenticato i preservativi a Civitavecchia e torna indietro. Sempre a nuoto.

2007, Indianapolis, Formula Indy
Dedalo doveva portare, col suo ape cross, un lotto di acqua brillante da Catania a Crotone. Si distrae per una manciata di secondi e si ritrova nel bel mezzo della pista di Indianapolis. Non riesce a capire cosa sia successo ma, quando vede le auto che gli sfrecciano accanto, capisce che è una gara. La sfida lo entusiasma; allora Dedalo, saluta Gianni Fusco, un suo amico che è tra il pubblico, si lava le ascelle, scippa un casco dai box e va a vincere la gara staccando di venticinque minuti il secondo.

venerdì 14 gennaio 2011

Le grandi serate del venerdì

Come sempre vi proponiamo alcuni eventi strepitosi per passare delle serate indimenticabili.

Alle 20:15, nella rabdomantica Caccamo sul Lago (MC), in piazza Paoloni, verrà finalmente acceso l'albero di natale, alto 50 cm, unicamente fatto con le figurine panini di Massimo Palanca, calciatore del Catanzaro tra gli anni '70 e '80. Inizialmente il progetto prevedeva un albero di tre metri ma il recupero delle figurine è stato più lungo del previsto e ieri il sindaco ha detto: "Mo' basta, dove arrivate, arrivate! Domani lo accendiamo" .

Alle 19:30 nella coaudiuvante Magliano de' Marsi (AQ), avrà luogo, per le vie della città, l'undicesima edizione del Torneo a squadre di testate contro le saracinesche. Unica regola è che la rincorsa verso la saracinesca deve concludersi con un salto a tuffo senza mani. Si va avanti ad oltranza e vince la squarda che per prima riesce a bucare una saracinesca. Stasera mi trovate là.

Alle 21:00 nella paradisiaca Cusano Milanino (MI), Cesare Lo Bianco vi aspetta in Via Bonutti per aiutarlo a spingere la sua Fiat Duna che è ferma lì da ieri sera. Se ci andate in macchina, Cesare chiede se potete portare i cavetti perchè i suoi non vanno.

giovedì 13 gennaio 2011

L'angolo della cultura

Ci occupiamo oggi di un nuovo movimento letterario molto in voga, soprattutto nel basso marchigiano, di cui fanno parte ormai diversi scrittori. Il movimento degli Incompletitolisti.
Questo movimento, che nasce da una originale idea del giallista Eustachio Volontè, ha come fine ultimo non più il lettore ma, come lo stesso Volontè ha affermato, "l'idea parziale che lo scrittore ha del lettore".
Una vera e propria rivoluzione letteraria che diversi scrittori faranno subito propria.

Di segutio, vi elenchiamo alcuni tra i maggiori esponenti delgi Incompletitolisti.

Eustachio Volontè, battistrada del movimento, autore, ad esempio di "Assassinio sul", "Complotto a" e "Quindi".

Fabio Hoeny, autore di "Ci vediamo alle", "Con cui" e "Di abbassarmi".

Severa Grossolani, autrice di "La bomba è tra Via Ponzoni e", "Anche se lui" e "Diciamogli che".

Tonio Frutteto, autore di "Comprato un", "Di essere breve per" e "Che tra l'altro Pasquale".

Carmela Risotto, autrice di "E con la macchina", "Per arrivare devono" e "Del soggetto".

mercoledì 12 gennaio 2011

Culti

Oggi ci addentriamo nel vastissimo panorama delle sette. Ormai le sette che venerano una qualche divinità diversa da quelle “canoniche”, sono diventate numerosissime. Parleremo in particolare di alcune sette che sembrano riscuotere molto successo, soprattutto tra i giovani.

I palazzinari delle anime brutte, che hanno come loro leader e maestro, nonché creatore della setta, Pierantonio Santamollìca, che si fa chiamare dai suoi adepti Grande usciere fortissimo. I palazzinari credono che l’uomo brutto possa trovare forza e vigore unicamente dal cemento armato e dalla ghisa.

La Gioventù dei pomelli angelici. La guida di questa setta, ovvero la Patente antica della gioventù è Giovanni Ciclamini. La gioventù dei pomelli angelici individua nel cambio automatico il male assoluto, il male da combattere con tutte le forze.

I figli di Mazinga Zeta. Il guru dei figli di Mazinga Zeta, il Super pugno rotante, è Tarcisio Cincinnati. Non tutti possono diventare figli di Mazinga Zeta; soltanto coloro che provengono dal pianeta Fleed.

I cavalieri dell’ultimo stronzo. A capo dei cavalieri c’è Rodolfo Mezzapesa, il Penultimo. I cavalieri dell’ultimo stronzo sono convinti che anche l’ultimo tra gli stronzi debba avere una seconda possibilità.

Le colombe delle puzze silenziose. Leader indiscusso e venerato di questa setta, Peto Silente, è Oronzo Giaccone. Le colombe dicono che l’unico modo per liberarsi di tutto il male che si annida dentro di noi è quello di fare moltissime puzzette, stando attenti però a non fare rumore perché altrimenti il male si spaventa e resta dentro.

martedì 11 gennaio 2011

Vi racconto una storia (sesta parte)

Oltre ai piselli in brodo c’era solo un’altra cosa che Giarcamine odiava e disprezzava moltissimo: il carnevale.
Non era tanto la festa in sè che gli procurava astio. Era più che altro il costume. Infatti, quando Giancarmine aveva sei anni, mamma Loredana gli aveva cucito con tanto amore un costumino da principe azzurro. L’innocenza, la semplicità e la bontà di un bambino, a volte, possono essere fatali. Il piccolo era contentissimo perché gli era stato fatto un costumino su misura che nessun’altro avrebbe potuto avere: era unico. La tracotante gioia negli occhi di suo figlio sciolsero il cuore di Loredana e quella per lui fu una condanna. Per i successivi dieci anni, ad ogni carnevale, a Giancarmine veniva cucito lo stesso costumino da principe azzurro diverso, di anno in anno, solo nelle dimensioni per ovvi motivi dettati dalla crescita del ragazzo.
Cappellino azzurro dai bordi argentati arricchito da una piuma bianca lunga quaranta centimetri (la piuma rimase sempre la stessa perché era difficile per mamma Loredana trovarne un’altra delle stesse dimensioni). Camiciotto bianco in stile settecentesco francese con bottoncini in finta perla e maniche ad effetto mongolfiera: le manine spuntavano per sbaglio e diventavano ardue anche le più semplici operazioni manuali. Casaccotto azzurro con ricami argentati che richiamavano impunemente il cappellino. Calzamaglio bianco in lana pesante aderentissimo, atto a creare un effetto di mummificazione dei genitali. Tristissimi copri-scarpe azzurri con bordi argentati che richiamavano tragicamente il casaccotto e il cappellino.
L’unica vittoria che Giancarmine ottenne nel lungo calvario principesco fu quella di riuscire ad eliminare dal corredo il parrucchino biondo a caschetto all’età di nove anni dopo cinque giorni di sciopero della fame.
Immaginate quindi quanta voglia avesse di andare in giro con gli amici a giocare e chiedere caramelle in quelle condizioni. Per non parlare poi di quando un ragazzo scopre l’universo femminile: farsi vedere in quelle condizioni per più di due secondi da una ragazza equivaleva alla castità ab aeterno.
A partire dai suoi dodici anni, Giancarmine passò i carnevali nascosto nell’androne delle scale di casa sua vestito da principino azzurro.
A sedici anni, dopo cinque ore a pensare alle parole giuste da dire alla madre, prese il coraggio ed entrò in cucina. Loredana era intenta a preparare i piselli in brodo.

-          Ma’, sto’ costumino da principe azzurro mi ha rotto il cazzo e pittosto che i piselli in brodo preferisco mangiare la merda! -

Ma lo disse con amore. E la mamma capì.

lunedì 10 gennaio 2011

Uomini coraggiosi

Iniziamo il nuovo anno con una nuova rubrica che parla di uomini che, con il loro grande coraggio e la loro determinazione, hanno fortemente contribuito a rendere l’Italia un paese migliore.

Oggi parliamo di Piero Delle Pastine, guardialinee di serie C2, meglio conosciuto come “zio coraggio”. Un uomo che in diversi episodi ha dimostrato come con la determinazione si possa risolvere qualsiasi situazione.

Igea Virtus – Juve Stabia (stagione 2002/03).
Quel giorno a Barcellona Pozzo di Gotto c’erano 40°C. I giocatori e l’arbitro erano sudati come dei lupi messicani già prima dell’inizio della partita. Nessuno riusciva a fare più di due passi ogni cinque minuti. Ma quel genio di Piero, che aveva visto il meteo il giorno prima, munito di coraggio e del suo califfone, con il quale era arrivato da Battipaglia, scorazzava pimpante con il suo due ruote lungo la linea di bordo campo sventolando la sua bandierina su falli inesistenti e fuorigioco molto generosi.

Fidelis Andria – Battipagliese (stagione 2003/04).
Gli ultrà andriseni erano molto incazzati e agguerriti (avevano molti più manganelli dei poliziotti) perché, nella partita di andata a Battipaglia, l’arbitro aveva annullato tre gol regolarissimi alla Fidelis e espulso tre suoi giocatori. Ma Piero, tifosissimo della Battipagliese, non ci ha pensato due volte e con tanto, tanto coraggio, ha svolto il suo lavoro di guardialinee con la sciarpa della sua squadra e con, al posto della bandierina, una bandiera due metri per tre con i colori bianconeri (colori della Battipagliese). Quel giorno ne prese tante, ma proprio tante.

Gulianova – Taranto (stagione 2005/06).
Al novantunesimo minuto la parita era ancora sullo 0 - 0. Al Giulianova serviva assolutamente una vittoria per evitare l’automatica retrocessione. L’arbitro concesse un rigore alla squadra abruzzese ma tra i giocatori c’era il panico: nessuno voleva tirare quel rigore. La paura di sbagliare era troppa. Piero Delle Pastine si avvicinò all’allenatore del Giulianova e gli disse – mister, lo tiro Io! -. Indossò la maglia numero 72, prese il pallone, lo posizionò sul dischetto, sguardo concentrato e calmo; il tiro: palla sette metri sopra la traversa e Giulianova in serie D. Quel giorno è uscito vivo dallo stadio solo per miracolo.