martedì 25 gennaio 2011

La storia di Leopoldo e Caterina

In una ventosa serata primaverile

Leopoldo – Oh, Non v’è ora più consona di codesta, il crepuscolo, per unire i nostri corpi nell’atto di amarsi. Mio caro fior di loto giapponese, io vo’ a svestirmi tosto. Dapprima la camicia, poscia scarpe e pantaloni e, ad ultimo, anco i miei mutandoni di lana che la mia amata madre regalommi cinqu’anni or sono. E tu, mia piccola margherita di pascolo argentino, princìpi col levarti le vesti, o il tuo disio è l’attendere ch’abbia prim’io terminato?

Caterina – Vomitare!

Leopoldo – Oh, non m’ero avveduto! Ti mancon salute e forze poiché qualcosa di arcano ti fece male! E dimmi, mio leggiadro vento di Sicilia, chi o cosa osò turbar e rovinar lo magico momento dell’amore facendoti sentir lo stomego pregno di cotanto mal?

Caterina – Cozze!

Leopoldo – Dannati siate voi, mitili senza ritegno! Giacchè turbaste due cuori proprio allo momento di amarsi carnalmente! Torrei voi la vita, se già non lo avesse fatto la mia colombina dell’atlantico! Amor mio, recommi a prepararti dell’acqua intrisa da un generoso ed al contempo salutar succo di limon.

Caterina – Calda!

1 commento:

  1. Ohi Uto Pio.... non ci puoi lasciare cosi senza aggiornamenti!!!
    ormai hai i tuoi affezionati lettori che aspettano nuovi post tutti i giorni!

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