mercoledì 19 gennaio 2011

Vi racconto una storia (settima parte)

A tutti quelli che dicono che il periodo delle medie è stato per loro un periodo fantastico, ho solo una cosa da dire: siete dei fottutissimi farisei!
Nel periodo delle medie non hai più quella simpatica faccia da bambino con la quale eri capace di muovere a tenerezza anche un domatore di tarantole e non hai ancora l’espressione convincente per chiedere al tabaccaio un pacchetto di Camel light. Non puoi più vedere i Barbapapà senza che nessuno ti prenda per il culo e non puoi ancora dire “hei, vedete quella, ieri me la sono fatta!” avendo, non dico la certezza, ma neanche la speranza che qualcuno possa pensare a quell’evento come qualcosa di verosimile.
Giancarmine, ovviamente, non era esente da questo limbo preadolescenziale. Certo, era un po’ più maturo, avendo ormai definitivamente superato il trauma nello scoprire che Babbo Natale in realtà era lo Zio Antonio e avendo rotto in modo risolutivo e senza rancore il fidanzamento con Mimì Ayuara.
Detto questo, non ci sono molte cose da raccontare del periodo delle medie di Giancarmine.
La scuola media, un prefabbricato con pannelli in purissimo amianto, era talmente brutta che non avrebbe invogliato allo studio neanche Vittorio Alfieri.
Il primo vero amore di Giancarmine è stato senza ombra di dubbio Vittoria Pinto, la professoressa di scienze delle medie. Qualsiasi essere di genere maschile era innamorato perso della Pinto. E lei lo sapeva bene. Una quarantenne aitante che andava al lavoro sempre vestita in modo impeccabile e anche un po’ pornografico.
Aveva un metodo infallibile per fare stare buoni i ragazzini. Al minimo cenno di movimenti sospetti, che quasi sempre erano il preludio ad una simulazione di guerriglia urbana, la Pinto si alzava, andava verso la lavagna, prendeva il gesso e iniziava a scrivere qualcosa. Alla seconda o, al massimo, alla terza lettera, lasciava cadere il gesso per terra e nell’elegantissimo gesto di chinarsi a terra per raccoglierlo senza piegare le ginocchia, vale a dire mettendosi a novanta, grazie alla sua onnipresente minigonna non più lunga di un capello del tenente Kojak, causava delle erezioni di massa che costringevano una buona metà della classe a restare seduta per un tempo variabile dai venti ai trenta minuti. In quell’arco di tempo, in classe, regnava un silenzio mistico.

1 commento:

  1. azzeccatissimo!
    p.s. ma l'insegnante delle medie che abbiamo entrambi il piacere di conoscere, ricorre anch'ella a codeste strategie per tenere buona la classe? :)

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