In un fresco pomeriggio settembrino.
Leopoldo – Oh, il passeggiar m’è dolce in questo viale. Assunsi tal licenza poetica giacchè lo sentimento mio non puote esser meglio descritto. Camminar teco lungo codesta via, oh mio pesco danese fiorito, mi dona tanto gaudio. Li tuoi capelli muovonsi al ritmo del vento leggiadro che, accarezzandoci, rende inebrianti i nostri passi.
Caterina – Merda!
Leopoldo – Oh, trasalisco! Qual fu’ la cagione, mia policromatica libellula di Pomezia, che portò lo tuo sinuoso labbro a pronunziar tal greve vocabolo?
Caterina – Pestata!
Leopoldo – Oh sacrilegio! Giungesti a pie’ pari su di un grosso escremento canino! Lo animale che regalò a codesto marciapiede quel copioso obbrobrio ha da esser soppresso tosto! Non temere, mio assolato atollo delle Fiji, adesso prendotti in braccio e portotti alla dimora nostra. Colà potrai render nuovamente candido lo tuo fresco piede.
Caterina – Caldo!
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