giovedì 21 aprile 2011

La storia di Leopoldo e Caterina

A pochi giorni dalla Pasqua:
 
Leopoldo – Oh, come serà dolce codesta Sanctissima Pasqua, giacchè porterotti meco, oh mia erbaluce di Spinone al Lago, a festeggiar lo Sancto giorno collo mio amato padre et colla mia amatissima madre. Orsù, mio lino del Libano sud-occidentale, convien tosto sentenziar la ora della partenza affinchè il viaggiar non sia meschino. Lo suggerimento mio è di partire alla una dell’imbrunir. Convieni meco sullo proponimento testè fatto, o preferisci una altra ora che a te meglio si conface?

Caterina – Giugno.

Leopoldo – Oh, mia saponetta al sandalo nipponico, forse fu mio il dolo a non averti rimembrato che la Sanctissima Pasqua, codesto anno, cade sul finir di aprile e non sul tuo adorato giugno. Indi, mio rigoglioso fiumiciattolo di Babilonia, quale è la ora da te decretata per la partenza?

Caterina – Luglio.

Leopoldo – Che la mia ira ti travolga, oh infido et marrano aprile! Come osasti appropriarti della Sanctissima Pasqua, privando, con oltraggiosa cattiveria, di codesta fortuna lo mese di giugno et lo mese di luglio?! Con tale misfatto mi costringi ad adoprar lo ferro per pugnarti al fine di accopparti! Ma tu, mia goccia di ambra della foresta amazzonica, nulla hai da temere. Giacchè potremo passar, in compagnia l’uno dell’altro, la Sanctissima Pasqua.

Caterina – Tu parti.

martedì 19 aprile 2011

Le 10 frasi d'amore più belle e più romantiche mai scritte

1)     Ho avuto culo ad incontrarti.

2)     Questa sera verrò sotto la tua finestra e, se tu mi scendi un bacio, io ti esco il mio amore.

3)     Antonella, Chiara, Loredana, Giuseppina, Anna, Rachele, Rosaria, Rosa, Silvia, Angela, Elisabetta, Mina, Dina e Nando non contano nulla per me. Cara Roberta, nel mio cuore ci sei solo tu.

4)     Maria, quando ti guardo il mio amore diventa grosso.

5)     Da Eugenio Cariddi (09/11/1921 – 24/07/2004) a Liana Marcozzi in Cariddi (22/01/1924 – 03/02/2004): io e te, tre metri sotto terra.

6)     A Lucia: tu sei la mia cozza ed io sono il tuo limone.

7)     Renata, di te non mi romperò mai i coglioni.

8)     Ieri sera, al ristorante, tra il tagliere misto e la ribollita, ho capito di amarti.

9)     Annamaria, mi hai reso un uomo migliore: quando sono con te non mi scappano i rutti.

10)  Non libri, non maglioni, non scarpe nuove, non l’abbonamento alla gazzetta. Per il mio compleanno mi basta che me la dai.

giovedì 14 aprile 2011

Ricette

Oggi parleremo di cucina. Vi presentiamo infatti una ricetta facile facile, adatta quando si ha poco tempo ma non si vuole comunque rinunciare a mangiare bene. Stiamo parlando dei porri sellati in salsa Gigi con patate parbleux-foilletton.

Ingredienti per 2 persone:

-          12 porri spagnoli
-          1 porro di Cinisello Balsamo
-          ½ kg di pomodorini fantasia
-          2 cucchiai di farina di Gigi
-          100 ml di olio di Gigi
-          2 patate a buccia languida
-          2 felpetti parbleux
-          20 ml di campossa foilletton

Per prima cosa bisogna vidimare i porri con un coltello a betulla rovesciata per evitare di spodestare le cime. Mettete quindi i porri vidimati a bagno fino a che le frese (parte inferiore del pomello del porro) non sono diventate color amaranto. Tagliate i pomodorini fantasia a farfalla, sbucciate le patate, tagliatele a mezza scimitarra e spadellate il tutto con l’olio di Gigi per 13 minuti in un orpello a manico lungo (così evitate di scottarvi). A questo punto unite la farina di Gigi e i porri vidimati ai pomodorini e le patate, evitando, se possibile, di usare i gomiti. Dopo 21 minuti potete finalmente riecheggiare i felpetti e arrancare la campossa in modo da poter sellare i porri col metodo Cavalieri – Fontana. Volendo, potete aggiungere una spolverata di norellone emiliano. Buon appetito.

mercoledì 13 aprile 2011

L'angolo della cultura

Per voi, e solo per voi, abbiamo scovato Grande Pajanella. Grande Pajanella è il poeta della “rima ad ogni costo”. Si vanta, e a ragione, di aver praticamente inventato una nuova lingua: il rimese. Di seguito vi presentiamo la sua imperdibile intervista che abbiamo fatto due giorni fa.

Buongiorno. Come ama definire il suo genere poetico?
Tutto quel che pare, sebben non enigmatico.

Questa era carina.
Od anche fina fina.

Va bene procediamo.
Orsù, andiamo! Andiamo!

Le chiediamo la cortesia di lasciarci fare le domande.
Ma prego, continuate. L’attenzionè mia è grande.

Vabbè. Senta, da dove trae principalmente ispirazione?
Dall’aria, dalla terra, dal passo di un montone.

Ha fatto di nuovo la rima apposta?
Ebbene sì, lo ammetto. Ma giusta è la risposta.

Adesso la freghiamo: ci parli un po’ della sua Weltanschauung.
Essa mi dà stimolo a parole nuove tipo amorauung.

Però così non vale!
C’è chi scende e c’è chi sale.
 
Almeno abbia le decenza di darci risposte sensate!
Eh su, eh dai, embè! Eh fatevi due risate!

Finiamola qui che è meglio.
Spaghetti olio e aglio.

Arrivederci e grazie.
E’ stata una bella giornata.

Ah ah! Non ha fatto la rima con grazie!
Questa era una rima alternata.  

lunedì 11 aprile 2011

Nuove professioni

La crisi economica sta mettendo in ginocchio l’economia. Le famiglie non arrivano alla fine del mese. Cosa fare?
Ci sono degli uomini determinatissimi che si sono inventati delle nuove professioni per sopperire alla mancanza di lavoro. Uomini spavaldi, cazzuti, brillanti e ingegnosi. Di seguito un elenco delle nuove professioni che ormai si stanno diffondendo a macchia d’olio in tutta Italia:


-          Salutatore
-          Contro-scippatore
-          Pedone autostradale
-          Sudoratore
-          Sommozzatore di fontane
-          Portiere volante
-          Pochista
-          Troppista
-          Fumatore passivo
-          Demolitore di pacchetti di Muratti morbide
-          Nipotista finto di Pippo Franco e Lando Fiorini
-          Sputatore a comando
-          Scala a pioli umana
-          Recitatore di poesie corte (max 10 parole)
-          Gommista (Settore merceologico: chewing gum)
-          Emozionista
-          Preparatore atletico di lumaconi di terra
-          Commentatore radiofonico di partite di briscola
-          Sparcheggiatore (solo per parcheggi a spina di pesce)
-          Controfigura in scene di sonno

martedì 5 aprile 2011

Vi racconto una storia (ottava parte)

La scelta della scuola superiore, per Giancarmine, Marino, Beniamino Scianni, Aldo Pugliese, Roberto Resta, Giuseppe Sportelli, Remo Girolamo, Gianvito Potenza, Sergio Matarrese e Davide Sisto, è stata fatta da Elisabetta Manfredi. Elisabetta, a quattordici anni, era bellissima, dolcissima, gentilissima e simpaticissima. Ai suoi lunghi capelli castano chiaro erano state dedicate quarantadue poesie, ai suoi occhioni verdi, cinquantaquattro, alle sue labbra scarlatte e sinuose, ottantanove e, al suo seno, milleottocentonovantasette; queste ultime mai pubblicate.
Tutti loro avrebbero frequentato la stessa scuola di Elisabetta.
L’ambita ragazzina però, non aveva le idee molto chiare sulla scelta della scuola superiore e i ragazzi erano molto attenti a non esporsi troppo sulle loro future preferenze scolastiche.
Ad esempio, quando si sparse la voce che Elisabetta, forse, avrebbe scelto l’istituto tecnico commerciale, Beniamino Scianni, per ben tre volte, aveva dichiarato ai professori di non aver potuto studiare perché doveva aiutare suo padre a compilare il 730; Giuseppe Sportelli si vantava di aver seguito dei corsi serali di Diritto; Davide Sisto entrava in classe con il sole 24 ore sotto il braccio.
Poi fu la volta del liceo classico. Allora, quando la professoressa di italiano chiedeva agli alunni di portare il vocabolario, Gianvito Potenza portava quello di latino, chiesto in prestito a suo fratello maggiore, perché diceva di trovarsi meglio; Giancarmine era stato più volte redarguito perché nei compiti in classe la sua firma era illeggibile ma lui si giustificava affermando di scrivere il suo nome in greco.
La genialità degli spasimanti però emerse in maniera chiara e spregiudicata quando Elisabetta palesò a tutti la sua volontà di volersi iscrivere, quasi certamente, al geometra. Il giorno successivo alla scelta, quasi certa, del geometra da parte di Elisabetta, Giancarmine, Marino e gli altri entrarono in classe muniti di: elmetti anti-infortunistici presi in prestito la sera prima dal cantiere del campo sportivo, tre livelle gentilmente concesse dallo zio di Remo Girolamo, abile muratore, cinque righe di lunghezza un metro cadauna portate da Aldo Pugliese che, a chiunque gli chiedeva dove le avesse prese, rispondeva  - ho i miei giri! - . Sotto gli occhi attoniti dei compagni e, soprattutto, del professore di educazione tecnica, Gino De Carlo, iniziarono a fare misurazioni su banchi, cattedra, muri e lavagna. Ovviamente i ragazzi erano anche preparati ad una risposta da dare al professore che sicuramente avrebbe chiesto spiegazioni. E infatti:

 - Spiegatemi subito che state combinando o vi porto a calci in culo dal preside! –

Il designato a rispondere al professore era stato scelto il giorno prima con una democratica gara di alfabeto a rutti. L’arduo compito della risposta toccò a Roberto Resta, fermatosi alla B:

 - Professò, la porta si scardina con le linee a scirocco e io e i miei colleghi abbiamo capito che quà andava rifatto tutto! Vanno spostati tutti i banchi tranne quello di Elisabetta Manfredi perché quello è un banco portante. –

Se Ugo Tognazzi avesse sentito questa risposta, Roberto Resta sarebbe diventato suo nipote ad honorem. Gino De Carlo però, non era Ugo Tognazzi e optò per l’ufficio del preside.
Alla fine Elisabetta scelse, per lei e per tutti, il liceo scientifico Ettore Majorana di Putignano. Il primo giorno di scuola conobbe Attilio Luisi, se ne innamorò e quindici anni dopo convolarono a nozze.