La scelta della scuola superiore, per Giancarmine, Marino, Beniamino Scianni, Aldo Pugliese, Roberto Resta, Giuseppe Sportelli, Remo Girolamo, Gianvito Potenza, Sergio Matarrese e Davide Sisto, è stata fatta da Elisabetta Manfredi. Elisabetta, a quattordici anni, era bellissima, dolcissima, gentilissima e simpaticissima. Ai suoi lunghi capelli castano chiaro erano state dedicate quarantadue poesie, ai suoi occhioni verdi, cinquantaquattro, alle sue labbra scarlatte e sinuose, ottantanove e, al suo seno, milleottocentonovantasette; queste ultime mai pubblicate.
Tutti loro avrebbero frequentato la stessa scuola di Elisabetta.
L’ambita ragazzina però, non aveva le idee molto chiare sulla scelta della scuola superiore e i ragazzi erano molto attenti a non esporsi troppo sulle loro future preferenze scolastiche.
Ad esempio, quando si sparse la voce che Elisabetta, forse, avrebbe scelto l’istituto tecnico commerciale, Beniamino Scianni, per ben tre volte, aveva dichiarato ai professori di non aver potuto studiare perché doveva aiutare suo padre a compilare il 730; Giuseppe Sportelli si vantava di aver seguito dei corsi serali di Diritto; Davide Sisto entrava in classe con il sole 24 ore sotto il braccio.
Poi fu la volta del liceo classico. Allora, quando la professoressa di italiano chiedeva agli alunni di portare il vocabolario, Gianvito Potenza portava quello di latino, chiesto in prestito a suo fratello maggiore, perché diceva di trovarsi meglio; Giancarmine era stato più volte redarguito perché nei compiti in classe la sua firma era illeggibile ma lui si giustificava affermando di scrivere il suo nome in greco.
La genialità degli spasimanti però emerse in maniera chiara e spregiudicata quando Elisabetta palesò a tutti la sua volontà di volersi iscrivere, quasi certamente, al geometra. Il giorno successivo alla scelta, quasi certa, del geometra da parte di Elisabetta, Giancarmine, Marino e gli altri entrarono in classe muniti di: elmetti anti-infortunistici presi in prestito la sera prima dal cantiere del campo sportivo, tre livelle gentilmente concesse dallo zio di Remo Girolamo, abile muratore, cinque righe di lunghezza un metro cadauna portate da Aldo Pugliese che, a chiunque gli chiedeva dove le avesse prese, rispondeva - ho i miei giri! - . Sotto gli occhi attoniti dei compagni e, soprattutto, del professore di educazione tecnica, Gino De Carlo, iniziarono a fare misurazioni su banchi, cattedra, muri e lavagna. Ovviamente i ragazzi erano anche preparati ad una risposta da dare al professore che sicuramente avrebbe chiesto spiegazioni. E infatti:
- Spiegatemi subito che state combinando o vi porto a calci in culo dal preside! –
Il designato a rispondere al professore era stato scelto il giorno prima con una democratica gara di alfabeto a rutti. L’arduo compito della risposta toccò a Roberto Resta, fermatosi alla B:
- Professò, la porta si scardina con le linee a scirocco e io e i miei colleghi abbiamo capito che quà andava rifatto tutto! Vanno spostati tutti i banchi tranne quello di Elisabetta Manfredi perché quello è un banco portante. –
Se Ugo Tognazzi avesse sentito questa risposta, Roberto Resta sarebbe diventato suo nipote ad honorem. Gino De Carlo però, non era Ugo Tognazzi e optò per l’ufficio del preside.
Alla fine Elisabetta scelse, per lei e per tutti, il liceo scientifico Ettore Majorana di Putignano. Il primo giorno di scuola conobbe Attilio Luisi, se ne innamorò e quindici anni dopo convolarono a nozze.
bellissima! ahahah!
RispondiElimina